Il TAS conferma la squalifica di Andrea Iannone dalle corse

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Andrea Iannone

Che questa sia un’annata di enormi terremoti nell’ambiente motociclistico mondiale non ci sono dubbi. Dopo i problemi organizzativi derivanti della pandemia, il grave infortunio di Marquez che ha rimesso in gioco il mondiale, il clamore per il divorzio Ducati-Dovizioso, le varie positività al Covid-19 (tra cui quella di Valentino Rossi) e altro ancora, ora è calato il sipario sul caso relativo ad Andrea Iannone.

Il 31enne pilota italiano era risultato positivo al Drostanolone durante un controllo antidoping nel Dicembre dello scorso anno. La FIM aveva decretato immediatamente una squalifica di 18 mesi per l’italiano.

Iannone e l’Aprilia, team che lo aveva sotto contratto, avevano da subito annunciato il ricorso, sperando di ridurre la sentenza, poiché il fallimento del test antidoping era dovuto all’aver ingerito del cibo contaminato.
E invece è arrivata una sentenza senza precedenti nel mondo del motociclismo.

Prima il CAS, il Tribunale Arbitrale dello Sport, ha rigettato la richiesta d’appello presentato da Iannone. Poi ha aumentato la squalifica di Iannone a 4 anni, quindi fino al Dicembre 2023, a seguito delle fortissime pressioni esercitate dal WADA, l’Agenzia Anti-Doping Mondiale (World Anti-Doping Agency) applicando così il massimo della pena.

Il tribunale ha giustificato la sentenza dichiarando che Iannone e il suo team non sono stati in grado di presentare prove sufficienti per chiarire la sua posizione e dimostrare che il cibo era la causa della positività al Drostanolone.

La sentenza ha scatenato un polverone nell’ambiente delle due ruote lasciando a bocca aperta tifosi e addetti ai lavori.

Ora l’Aprilia dovrà trovare un nuovo pilota da affiancare ad Alex Espargarò. Si era parlato subito di Dovizioso che ha però annunciato di non voler tornare in pista il prossimo anno per potersi dedicare al motocross.

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